Fabrizio Corona racconta la sua vita in carcere

di Elide Messineo Commenta

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Fabrizio Corona ha risposto per iscritto ad alcune domande del Corriere sulla sua vita nel carcere di Opera, sulla riduzione della sua pena e quel che si aspetta dal futuro.

Incredibile ma vero, Fabrizio Corona sostiene che il carcere sia stato la sua salvezza:

Il carcere mi ha salvato la vita. Mi ha fatto tornare con i piedi per terra. È riuscito a fermare un treno in corsa perenne da anni che ultimamente aveva perso sogni, equilibri e alzato troppo l’asticella del limite. Mi ha fatto scoprire il senso della realtà, insegnato a star bene con me stesso e messo nelle condizioni di proseguire nel migliore dei modi lungo la strada della vita quando tornerò libero.

Quando finalmente potrà lasciare il carcere, Corona sarà un uomo forte, questa esperienza gli ha insegnato molto:

Sono sempre lo stesso, il dna non lo puoi cambiare. Però sono migliorato, in tante cose. Sono più vero, più lucido e più uomo perché ho visto gente soffrire e morire, ho visto il tormento, la paura, lo sconforto, la vera solitudine e l’abbandono, ho capito cosa sono la cattiveria e la vera violenza. Tutto questo mi ha reso più forte.

Anche se il carcere annulla una persona, Fabrizio Corona si è messo d’impegno per aiutare se stesso e la comunità:

Faccio moltissimo. Quando ero a Busto Arsizio ho inventato un portale innovativo per i detenuti, ho raccolto circa 70 mila euro per loro, ho scritto un libro, ho lavorato come portavitto e sono riuscito dal carcere a mandare avanti la mia azienda senza farla fallire e mi sono mantenuto in forma allenandomi per almeno un’ora al giorno. Ho sempre tenuto vivo il cervello e ho ripulito l’anima». Con la libertà, cosa le manca? «Mi manca tantissimo mio figlio e mi mancano da morire le emozioni quotidiane che la vita ti dà. Qui, in parte, è come essere morti.

Photo Credits | Getty Images

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