
Ho dovuto improvvisare uno spogliarello: una novità assoluta perché nella mia vita privata ci si spoglia sempre in due. Ho inventato. Prima titubante, imbarazzata dalla troupe che finge di non esserci ma c’è, poi con più coraggio.

Io volevo chiamarlo solo Ariel, in omaggio a Shakespeare. Però il bambino quando è nato invece di piangere ha ruggito: allora abbiamo deciso di chiamarlo prima Leone e poi Ariel. Solo più tardi un amico mi ha spiegato che in ebraico Ariel significa Leone di dio: è come se avessimo raddoppiato lo stesso nome.