Morte Jackson: la verità della collaboratrice Laura Panunzio (prima parte)

di Valeria Douglas Commenta

Michael Jackson

E’ di ItaliaChiamaItalia un’interessante esclusiva, l’intervista a Laura Panunzio, 40 anni, fan, amica e collaboratrice negli States di Michael Jackson. Una donna che oggi vive in Italia ma che ha vissuto alcune tragedie di Michael in prima persona. Laura non si risparmia e, senza peli sulla lingua, dice quelle che sono le sue verità. Con tanto di dichiarazione iniziale che fa rabbrividire:

Noi del ristretto giro di amici e “followers” sin dagli anni ’80 , sappiamo per certo che Michael è stato assassinato. I motivi? Il primo tra tutti: era purtroppo una “gallina dalle uova d’oro” che avrebbe fruttato più da morto che da vivo.

Laura ha raccontato di aver sentito Michael l’ultima volta a fine maggio.

Era molto emozionato all’idea di ritornare sulla scena a tanti anni dal suo ultimo tour mondiale.



Ed ecco i primi colpi di scena sulle finanze del cantante.

I tanti anni di sosta dovuta alla sua fragilità psico-emotiva, causatagli dalle calunnie sia nel 1993 che nel 2003 e quindi dai postumi di un processo lungo e snervante, hanno fatto sì che le sue finanze cominciassero a subire delle perdite enormi: molte uscite rispetto alle entrate. Uscite immense per la manutenzione di Neverland Ranch, circa 100,000 $ al mese e altre spese di personale vario, tra cui nannies, guardie del corpo, assistenti, manager oltre ai costi per gli spostamenti vari per il mondo con il suo seguito.

Fino all’abbandono di Neverland e agli show londinesi che Jacko avrebbe dovuto tenere.

Avvenne in modo repentino. Necessaria fu la scelta di vendere questa tenuta per evitare la confisca da parte dello Stato della California, per l’evasione di tasse non pagate sul suolo e altre spese legate alla proprietà; da qui entra in gioco una persona chiave, che prende in mano la situazione: il Dr. Thome Thome […] Egli assunse pieni poteri sulla vita del cantante. Anche la famiglia Jackson sapeva che la vita di Michael è intrappolata nelle mani di un”organizzazione senza scrupoli. Ed è sempre Thome Thome, insieme a Randy Phillips della AEG che convince Michael a firmare un contratto per 10 concerti dal vivo a Londra. Michael però era scosso e preoccupato, soprattutto quando venne a sapere che si era arrivati a 50 date. E’ iniziato così il suo calvario. Una fatica incessante per un uomo di 50 anni, malato di lupus e vitiligine con un buon fisico, ma fermo e fuori allenamento da anni.

[continua]

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